EYELIDS | CHIARA GULLO + RAFFAELE MILAZZO

16 settembre 2021 – 2 ottobre 2021

A cura di Domenico de Chirico
Periodo: 16 settembre 2021 – 2 ottobre 2021
Sede espositiva: Manuel Zoia Gallery, Via Maroncelli 7, Milano
Inaugurazione: giovedì 16 settembre 2021 ore 18:00

In occasione dell’inaugurazione del nuovo spazio di Milano, Manuel Zoia Gallery presenta il lavoro di due giovani artisti palermitani, Chiara Gullo e Raffaele Milazzo, già presenti sulla scena artistica contemporanea, per la prima volta a Milano. La mostra EYELIDS, curata da Domenico de Chirico, presenterà opere site specific e di recente produzione, volte a far dialogare gli artisti su binomi oppositivi. Presenza e assenza, apertura e chiusura, saranno generati dai differenti materiali usati. Così, la leggerezza dei tessuti di Raffaele Milazzo si scontra e avvolge la freddezza dei materiali industriali usati da Chiara Gullo, rendendo la galleria uno spazio dinamico in cui muoversi.

Chiara Gullo (Palermo, 1991) studia e vive a Palermo. Laureatasi in scultura nel 2016 presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, la sua ricerca artistica si radica nella tradizione della propria terra, affascinata dalle dinamiche sociali e dal folklore religioso. Le sue opere riecheggiano la rappresentazione classica nella creazione di simboli o oggetti votivi come campane, panche o sangue (rituale), attingendo a un immaginario mistico, oltre cui si cela un desiderio di denuncia sociale.
Raffaele Milazzo (Palermo, 1991) si laurea nel 2019 presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, dopo aver conseguito la laurea triennale nel 2016. Operando tra il sacro e il sacrilego, l’artista è alla ricerca di una formula segreta della retorica. La sua pratica esplora la potenzialità degli oggetti quotidiani per esaltarne il potenziale simbolico, realizzando sculture e installazioni che appaiono in bilico tra il distruggere e il costruire.  Le sue opere pongono ciò che vediamo tutti i giorni sotto una nuova prospettiva, evidenziando i binomi che si agitano nelle nostre vite. Nel farlo si manifestano come una ribellione in sordina: Raffaele sembra operare una corsa contro il tempo per salvare i suoi oggetti dall’inevitabile rovina.

Domenico de Chirico (Bari, 1983) è un curatore italiano indipendente attivo sul panorama internazionale. Attualmente vive e lavora a Milano. Dal 2011al 2015 è stato professore di Visual Culture e Tren Research all’Istituto Europeo del Design (IED) a Milano. Dal 2016 al 2019 è stato diretto artistico di DAMA Fair, Torino. Collabora con artisti internazionali, gallerie e istituzioni, fieri d’arte e riviste.


[…] Tutti gli uomini per natura tendono al sapere. Segno ne è l’amore per le sensazioni: infatti, essi amano le sensazioni per se stesse, anche indipendentemente dalla loro utilità, e, piú di tutte, amano la sensazione della vista: in effetti, non solo ai fini dell’azione, ma anche senza avere alcuna intenzione di agire, noi preferiamo il vedere, in certo senso, a tutte le altre sensazioni. E il motivo sta nel fatto che la vista ci fa conoscere piú di tutte le altre sensazioni e ci rende manifeste numerose differenze fra le cose.
Aristotele “Nell’uomo è innato il desiderio di conoscenza” (Metafisica I – 980a)

La palpebra, corrispettivo di “EYELIDS”, è quella formazione cutaneo-membranosa che ricopre l’occhio proteggendolo e che si suddivide tra la parte superiore, quella più grande, e quella inferiore, entrambe provviste di ghiandole lacrimali e ciglia. Ambedue, mediante il cosiddetto processo di ammiccamento, continuandosi inevitabilmente e proficuamente l’una nell’altra, svolgono la funzione di proteggere l’occhio sia dalla luce eccessiva sia dalla polvere. Il movimento perpetuo, fulmineo e ritmato, tra spasmi e contrazioni, è costante.
Ed è secondo tale precetto che “EYELIDS” pone le basi per un nuovo percorso, già intrapreso, incentrato sulle arti della visione, cangiante e multiforme, ponendo l’accento sulla nozione di “sguardo”, sparigliando così le carte di ogni scuola di pensiero cosiddetta tradizionale e travalicandone i dettami, poiché, per dirla con Fernando Pessoa: «ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo». Lo sguardo e il guardare hanno da sempre costituito un punto di riferimento imprescindibile nella storia dell’uomo, non solo in ambito prettamente scientifico o fisico, ma anche da un punto di vista culturale.
Oggigiorno, forti di una meno rigida impostazione scientifica, i giovanissimi artisti palermitani Chiara Gullo e Raffaele Milazzo confermano in ambito artistico quanto importante possa essere analizzare il processo visivo da diverse prospettive, raccogliendo e interpretando in chiave assolutamente personale tutti quei contributi fondamentali che discipline come la storia dell’arte, l’antropologia o le teorie della visione forniscono, da sempre, in merito a tale tematica. Inoltre, con “EYELIDS”, nel voler in qualche modo delineare il quadro della situazione contemporanea, Gullo e Milazzo si avvalgono del contributo del filosofo francese Maurice Merleau-Ponty, il quale, a sua volta nelle sue opere, ha sintetizzato l’influenza della tradizione e la necessità di una svolta, prima di tutto ontologica, nel cosiddetto bipolarismo classico che intercorre tra soggetto e oggetto. Da un lato, Chiara Gullo, nata a Palermo nel 1991, città dove vive e lavora e laureatasi in scultura nel 2016 presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, impronta la sua ricerca artistica, di matrice intimistica, attraverso l’utilizzo di oggetti di uso comune, sulle tradizioni della sua terra natia poiché fortemente affascinata dalle dinamiche sociali autoctone e dalle abitudini folkloriche che quasi sempre risentono di consolidati influssi religiosi. Le sue opere rievocano la rappresentazione classica nella creazione di simboli e oggetti votivi come, tra gli altri campane, banchi da chiesa e sangue, facendo riferimento all’atto del rituale liturgico, mediante un sapiente utilizzo della luce, del suono, della parola e del movimento indotto, attingendo costantemente da un immaginario mistico, oltre il quale si cela un desiderio di denuncia sociale ed una granitica esigenza di radere al suolo le barriere che intercorrono fra etica cattolica ed etica laica. Dall’altro, Raffaele Milazzo, anch’egli palermitano, nato nel 1991 e laureatosi nel 2019 presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, operando tra il sacro e il profano, esplora la forza degli oggetti quotidiani per esaltarne il potenziale simbolico, realizzando sculture e installazioni che sembrano essere in bilico tra il distruggere e l’erigere, al fine di sviluppare nuove prospettive di comprensione, partendo dal microcosmo. Tra memoria e oblio, Milazzo analizza in maniera onnisciente oggetti d’uso comune come tazzine, piatti, sedie, cuscini, tavoli, vecchie fotografie di famiglia e preziosi drappeggi. Nelle sue sculture, quasi totemiche, tutti questi elementi coabitano dando vita a soffocanti geometrie architettoniche irregolari o addirittura ad altari sfarzosi. Con estrema raffinatezza, Raffaele Milazzo mette in luce le diverse sfaccettature in cui si intersecano spazio vissuto, memoria e architettura mediante una visione finalmente parziale del mondo esterno.

Domenico de Chirico